Archivio per la categoria ‘Press’

Il Matatu alle falde del Kilimangiaro. Grazie Licia, bravo Emiliano.

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24 febbraio 2012
Il pallone… che unisce i popoli. Accade nel corso di Altrimondiali, dove un gruppo di ragazzi italiani e keniani ha percorso, a bordo di un pulmino, 15.000 chilometri ed attraversato 9 Paesi africani ed è riuscito a far incontrare attraverso il gioco del calcio, persone di ogni etnia superando dissidi e pregiudizi. Emiliano Corbetta dell’associazione Altropallone Onlus in studio per raccontare questa esperienza.

Per chi non l’avesse vista, questo il link dell’intervento Altrimondiali: video: il Matatu alle falde del Kilimangiaro, 26-2-12

Bravo Emiliano, grazie a Licia Colò e a tutta la trasmissione. Grazie a Antonella, Davide e Luca, di Guna..


 

 


Campioni per l’infanzia: 23.1.12 a Cordoba e Seedorf

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21 gennaio 2012

Altropallone (premio)

I premiati per l’impegno a favore dell’infanzia disagiata saranno, dopo il derby di Milano, Cordoba e Seedorf. Ottima scelta, ha commentato il presidente della giuria. Io. Voto ai due: 8.

Gianni Mura, Repubblica.it/100_nomi_dell’anno_29.12.2011

grazie Presidente!

 

 

l’Altropallone, consegna 23.1.12 dalle ore 13 a Palazzo Isimbardi, Corso Monforte 35, Milano

 

 

 

 


Ivan Cordoba, difensore colombiano con cittadinanza italiana, gioca nell’Inter.

Ha creato la fondazione “Colombia te quiere ver”per aiutare bambini non vedenti in stato d’indigenza.colombia te quiere ver. Iván Ramiro Córdoba Sepúlveda è difensore dell’Inter e della Nazionale colombiana. L’8 luglio 2011 riceve la cittadinanza italiana dal sindaco di Cassina Rizzardi (Como), località nella quale risiede dal 2000.

Clarence Seedorf, centrocampista olandese, gioca nel Milan.

Ha fondato “Champions for Children” per promuovere l’educazione attraverso lo sport in aree del mondo dove i bambini vivono situazioni di disagio a cominciare dal Suriname di cui è originario.champions for children. Il 28 aprile 2011 è stato insignito come “Cavaliere dell’Ordine Orange-Nassau” per i suoi meriti sportivi e l’ eccezionale impegno sociale.

E’ una vittoria di due campioni di solidarietà, due amici che hanno dedicato, da tanto tempo, attenzione, passione e impegno concreto a sostegno dell’infanzia e dell’adolescenza sfortunata attraverso le fondazioni “Colombia te quiere ver” e “Champions for Children”. E’ una vittoria del calcio umano, pulito e solidale.

 

Premio sPace III edizione: San Giuliano Terme (Pisa)

 

E’ giunta alla terza Edizione il Premio sPace – sport per la pace/spazio alla pace – che segnala l’Ente locale particolarmente distintosi per aver coniugato lo sport alla partecipazione, alla cooperazione e alla coesione sociale. Dopo Cinisello Balsamo e Gessate, il premio va a San Giuliano Terme (Pisa) che si segnala per il tema sport, educazione e legalità. L’8 ottobre 2011 a San Giuliano Terme nella V Giornata della Legalità si è giocata una partita tra la Nazionali Italiana dei Magistrati e la Nazionale Italiana Sindaci, onlus in cui il sindaco e il comune di San Giuliano Terme sono molto attivi.San Giuliano Terme.

 

 

 

 

 

 

 

La cerimonia della consegna dei premi si terrà a Milano il 23.1.12.

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Auguri di buon Natale e felice anno nuovo

Gianni Mura, presidente Giuria

Gianni Di Domenico, presidente Associazione

Michele Papagna, coordinatore

Silvia Re, tesoriere

 


incrocinews.it/altropallone-contro-il-razzismo

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14 dicembre 2011

grazie agli amici della Baobab che ha portato che hanno portato lo striscione a Firenze incrocinews.it/altropallone-contro-il-razzismo

MILANO: mercoledì 14.12.2011 presidio ore 18 davanti alla Prefettura, sabato 17.12.2011 manifestazione da Piazzale Loreto (ang.Via Padova) ore 14,30. CINISELLO BALSAMO domenica 18.12.2011 quartiere Sant’Eusebio dalle 14 alle 20.

Altropallone Asd Onlus, Baobab Asd, Faraoni Asd, Acea Onlus, Accesso Coop.Sociale aderiscono ed invitano tutti a partecipare alle iniziative indette in seguito alla uccisione di tre cittadini senegalesi a Firenze da parte di un membro di Casa Pound e il ferimento di altri, avanti alla prefettura di Milano.

Questo episodio avviene a pochi giorni da un altro grave fatto razzista accaduto a Torino dove è stato incendiato un campo Rom.

Di fronte a questa ondata di violenza razzista chiamiamo tutta la cittadinanza a sostenere le iniziative e Milano, Firenze e ovunque.

Nella Giornata di Azione Globale di Domenica 18 dicembre 2011 Altropallone onlus e Baobab asd in collaborazione con il Comune di Cinisello Balsamo, organizzano untorneo multiculturale, interetico, e solidale, al quartiere A Sant’Eusebio di Cinisello Balsamo, via Cilea 50-66 dalle 14:00 alle 18:00. Al Campo di Quartiere giocheranno 6 squadre particolari composte da migranti senegalesi e egiziani, rifugiati libici e ragazzi italiani, e dalle 18,30 alle 20,00 al Centro Civico di Via Giolitti 8 si terrà la premiazione del torneo.

Considerando la gravità dei fatti appena accaduti il torneo e la festa prevista diventano l’occasione per ribadire la nostra contrarietà a ogni forma di razzismo e il nostro impegno per valorizzare la dignità di tutte le persone, migranti, rifugiati e italiani.

 

Altropallone Asd Onlus, Baobab Asd, Faraoni Asd, Acea Onlus, Accesso Coop.Sociale

www.consumietici.it www.altrimondiali.it www.globalmigrantsaction.org


Djily, che in Italia ce l’ha fatta

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08 novembre 2011

su D di Repubblica, sabato 5/11/2011. “Ora gioco e mi diverto, poi chissà”.

Senegalese, 19 anni, Djily Mbacké Thioune è arrivato a Milano e, dopo molti provini, ha ottenuto un contratto con il Pavia e il permesso di soggiorno. Ma da aprile 2012 rischia di diventare di nuovo irregolare: “Il mio sogno è sempre stato essere un calciatore”.

La storia nel reportage di ‘D’, in edicola con Repubblica sabato 5 novembre.

di DANIELE CASTELLANI PERELLI

MILANO - “Questa foto l’ho scattata quando giocavo in Finlandia, questa nel Chievo, questa invece in Romania…”. Djily sfoglia con il pollice le immagini sul suo smartphone: provano che, per ora, ce l’ha fatta. Da immigrato clandestino è diventato calciatore. Il ragazzo ha solo 19 anni, ha ancora le spalle strette, ma ne ha fatta di strada da quando, quattro anni fa, ha lasciato il Senegal per inseguire il suo sogno. Dakar – Pavia, passando per Francia e Slovacchia, e sempre con la stessa paura: non riuscire a rinnovare il permesso di soggiorno. Finora è andata bene, a Djily Mbacké Thioune, ma la spada di Damocle della burocrazia pende sempre su di lui. La sua storia di clandestino inizia a 15 anni, ci racconta in un bar cinese del Corvetto, uno dei quartieri più multietnici e popolari di Milano, dove vive insieme alla zia Khalifa. Djily indossa jeans strappati e mutande bene in vista come vuole la moda. Due brillantini alle orecchie, e il cappuccio della felpa tirato sua nascondere un volto nero che, una volta scoperto, non fa paura per niente, e anzi rivela un ragazzo timido e gentile.
Come arriva in Italia, Djily? A nuoto dopo esser saltato fuori da una “carretta del mare”? Nascosto sotto un tir? No, in aereo. È lo zio Sadia, macellaio, a pagargli il volo e ad accompagnarlo.

Ottengono un visto di un mese, e da Dakar volano a Parigi, dove rimangono due settimane. Poi lo zio, prima di tornarsene a casa, lo mette su un aereo diretto a Milano. Qui Djily, come stabilito, va ad abitare dalla zia (immigrata regolare) e dopo quindici giorni, alla scadenza del visto, inizia ufficialmente la sua vita da clandestino. E da calciatore. Passano pochi giorni, infatti, e si imbatte nel campo dell’Ausonia, una squadra locale, dove incontra l’uomo che gli cambierà l’esistenza. Uno dei dirigenti, Guido Bernardi, gli fa fare un provino. Il ragazzo non parla una parola di italiano, ma per fortuna la ‘bala’ è un linguaggio universale. E Guido lo parla benissimo. Così sostiene tutti i costi dei viaggi, e porta Djily a fare provini vicino (con la Pro Sesto) e lontano da Milano (a Verona con il Chievo, a Torino).

Djily fa una gran figura, ma c’è il solito dettaglio: è clandestino, al momento non ha futuro. Così il signor Guido paga un avvocato, e ottiene per il ragazzo l’affidamento presso la zia. Per mantenersi in forma, in quei mesi, Djily frequenta un campo di Cinisello Balsamo, a nord di Milano, dove ogni domenica gioca una squadra particolare. Si chiama Baobab, è composta praticamente soltanto di senegalesi e, sebbene sia stata fondata nel 2009 con la collaborazione del Comune di Cinisello e dell’Associazione Altropallone di Michele Papagna, punta a diventare un giorno completamente autonoma e gestita dagli immigrati, come il presidente Magatte “Max” Gueye. La Baobab partecipa a un campionato Csi, ma il loro sogno è trovare i soldi per iscriversi alla Terza categoria della Fgci, e da lì salire pian piano fino al calcio che conta. Nel frattempo danno spazio e visibilità ad aspiranti campioni, come Khouma el Babacar, 18 anni, che è arrivato a vestire addirittura la maglia della Fiorentina (18 anni e già 22 presenze e 1 gol in serie A).

Seguirà le sue orme anche Djily? Da numero 10 del Baobab fa il fenomeno e li guida alla vittoria in campionato, grazie a una decina di gol solo su punizione. Si fa notare anche da un procuratore, che lo spedisce a farsi le ossa nella serie A finlandese, Fc Haka, club di una cittadina industriale di 20mila abitanti, Valkeakoski. Dopo sei mesi sotto zero ritorna in Italia. E riparte: una settimana in prova in una squadra della serie B slovacca, un’altra in Romania e infine, nel marzo del 2010, la svolta: tesserato dal Pavia Calcio, in Lega Pro (l’ex serie C). Grazie al sostegno del capitano Aldo Preite e dell’allenatore Benny Carbone (ex calciatore di Torino e Inter, oggi guida il Varese dalla panchina), strappa un semi-contratto di un anno, ottenendo così il permesso di soggiorno. E quando scadrà il contratto, nell’aprile 2012? “Sarò di nuovo clandestino”.

E quindi? “Il mio sogno è sempre stato fare il calciatore. Continuerò a provarci, magari anche all’estero. E se non riuscirò dovrò trovare un lavoro, altrimenti non mi verrà rinnovato il permesso”. L’Italia gli piace. È difficile stare dietro alle questioni burocratiche, ma dice che non è mai stato vittima di episodi di razzismo. Ha tanti amici italiani, tifa Inter e si ispira allo juventino Del Piero. Ma quando gli chiediamo per chi tiferebbe se assistesse a una partita di calcio tra Italia e Senegal, non ha dubbi: “Per il Senegal!” (Era la versione italiana del cosiddetto “test del cricket”, domanda che un politico conservatore britannico, Norman Tebbit, sostiene basterebbe fare agli immigrati per capire la loro effettiva “lealtà” alla nuova patria, test che a Londra funziona meglio con il cricket, sport diffusissimo nei paesi del Commonwealth).

Ora Djily è in prestito nella squadra-satellite del Pavia, l’Accademia Pavese, categoria Promozione. Gioca e si diverte. Ha già segnato due gol, uno dei quali nel derby con la Certosa Pavia. Ma il Senegal è sempre nei suoi pensieri. “Mi mancano tanto i miei genitori”, dice. Mamma e papà li vede quasi tutte le sere grazie a Skype, in collegamento Corvetto-Dakar, ma non li abbraccia dal febbraio del 2008: “Mi piacerebbe un giorno tornare lì, anche a fare il calciatore. Il campetto in cui ho cominciato a giocare era in sabbia, e non c’erano neanche gli spogliatoi, ma mi divertivo così tanto…”. E il signor Guido? Che fine ha fatto? Ha una piccola attività, ma continua a occuparsi di ragazzi come Djily. Da 40 anni nel calcio dilettantistico, ora sta pagando gli avvocati ad altri due giovani senegalesi: “Perché li aiuto? Perché mi piacerebbe un giorno poter dire “quel ragazzo l’ho scoperto io”, ci spiega. “Djily, per esempio, è un piccolo campione. Ha il talento di Mario Balotelli, ma purtroppo anche la testa come la sua… In Finlandia poteva avere un futuro. Ma ha fatto le sue solite ragazzate, e così alla fine gli ho dovuto pagare il biglietto di ritorno…”.

(04 novembre 2011, Daniele Castellani Perelli)

si ringrazia D di Repubblica

 

 

 

 


Avvenire: Sara e il matatu

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14 luglio 2010

Dalla penna di Massimiliano Castellani:

la ricerca di Sara Ferrari in Sud Africa (leggi QUI)

di seguito, invece, l’articolo sull’arrivo del matatu (cliccando sull’immagine si ingrandisce)


Luca a Radio Vaticana

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11 luglio 2010

Stanno per concludersi in Sudafrica i Mondiali di calcio. Questa sera, a Johannesburg, Spagna e Olanda si contenderanno la Coppa del Mondo. In dirittura d’arrivo anche gli “Altri Mondiali”, l’iniziativa che, in concomitanza al più prestigioso torneo calcistico, ha portato ragazzi italiani e africani a bordo di un tipico pulmino africano attraverso diversi Paesi del Continente. Sono state organizzate, contemporaneamente a quelle dei Mondiali, partite di calcio che hanno coinvolto giovani di varie nazionalità. Luca Marchina, volontario bresciano da alcuni anni a Nairobi, ripercorre alcune tappe di questo singolare itinerario al microfono di Amedeo Lomonaco

QUI puoi leggere o scaricare il file audio dell’intervista


il Matatu di AltriMondiali a CapeTown: il servizio RaiSport

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07 luglio 2010

Per chi non l’ha visto causa problemi al digitale terrestre, ecco il link del servizio andato in onda  su Rai2 alle 19,20. Grazie a Aurelio Capaldi, a Marco Mazzocchi e tutta Raisport e a tutti coloro che hanno consentito questa bella giornata a Philippi.


Corriere della Sera

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02 luglio 2010

Il matatu approda sul Corriere, con un articolo di Corrado Fontana; grazie a lui e agli amici di Cefa Onlus.
Potete leggerlo QUI


Il Resto del Carlino

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19 giugno 2010

Ecco ‘Altrimondiali’, L’ “Africa Chiama” porta il vero calcio ai ragazzi del Continente Nero

In occasione dei mondiali in Sudafrica, alcune Ong italiane, tra cui quella fanese, attraverseranno Kenya, Tanzania, Malawi, Zambia, Zimbabwe, Mozambico, Swaziland e Lesotho

Fano, 18 giugno 2010 – Il 16 giugno 2010 a Kanyama nella periferia di Lusaka (Zambia) ha suonato il fischio di inizio di una partita molto speciale alla quale hanno partecipato i ragazzi del progetto Shalom dell’associazione L’Africa Chiama. Infatti, in occasione dei Mondiali di calcio in Sudafrica, alcune Ong italiane (tra cui, appunto, quella fanese) hanno promosso la campagna ‘Altrimondiali’: un intrepido ‘matatu’ partito da Milano a fine maggio, attraverserà Kenya, Tanzania, Malawi, Zambia, Zimbabwe, Mozambico, Swaziland e Lesotho, per arrivare l’11 luglio, giorno della finale, a Johannesburg giusto in tempo per l’inizio della finalissima dei Mondiali.

 Il ‘matatu’ è un pulmino di piccole dimensioni adibito al trasporto delle persone ed è il mezzo pubblico più utilizzato nel continente africano. Se ne conoscono versioni diverse ma, in genere, finiscono per assomigliarsi tutti: molto vissuti e dal funzionamento improbabile ma sorprendente se si considera il numero illimitato delle persone trasportate. Filo conduttore del viaggio sarà far conoscere ‘il vero calcio’, quello di strada, delle baraccopoli, quello giocato a piedi scalzi in gran parte del continente africano. Il calcio, dunque, povero ma bello da giocare.

 Attrezzato con tutto il necessario (porte da calcetto, palloni, tira righe, divise), il ‘matatu’ di Altrimondiali ogni giorno si fermerà in piccoli villaggi dove sono attivi i progetti di cooperazione delle associazioni e delle Organizzazioni non governative (Ong) e dove saranno organizzati piccoli tornei. Non un viaggio qualsiasi ma una vera e propria ‘route’ attraverso le capitali del sud dell’Africa, incontrando bambini e ragazzi e utilizzando lo sport come strumento di incontro, comunicazione e partecipazione.

 Tale iniziativa ha coinvolto, dunque, i ragazzi del progetto Shalom dell’associazione L’Africa Chiama di Fano, la quale ha organizzato un torneo di calcio nella periferia di Lusaka, a Kanyama, che ha visto come protagonisti alcuni dei 400 bambini e ragazzi della community school, inaugurata l’11 gennaio 2010 e che vede l’inserimento scolastico di 40 bambini disabili. In questo modo l’associazione fanese ha aderito al viaggio di questo mezzo di trasporto molto particolare che vuole in primo luogo favorire l’incontro, il dialogo e l’inclusione tra le persone e le culture.

http://www.ilrestodelcarlino.it/fano/cultura/2010/06/18/347086-ecco_altrimondiali_africa_chiama_porta.shtml

info su Progetto Shalom: http://www.lafricachiama.org/


In Palestina un altro Mondiale

user di Lucia AceA onlus
18 giugno 2010

I Palestinesi non hanno una propria squadra di calcio ma non per questo rinunciano ai Mondiali. A Betlemme hanno piazzato il maxischermo proprio addosso al muro di cemento costruito dal Governo Israeliano…e c’è chi tifa Brasile, chi tifa Italia..io tifo anche per loro, un giorno, un altro mondiale.

Al seguente link è visibile il servizio realizzato dal TG3.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f96ae236-9a6c-47b2-ac2d-7ae6821f9ea7-tg3.html