a Bruno Cerella l’Altropallone 2014, a Balon Mundial, VI sPace

banner-web-03

 XVIII PREMIO L’ALTROPALLONE – BRUNO CERELLA per SLUMS DUNK

Alla diciottesima edizione, il Premio l’Altropallone va Bruno Cerella, per Slums Dunk. Cestista dell’Olimpia Milano nel ruolo guardia/ala piccola, argentino con cittadinanza italiana, “Brunito”, 28 anni, ne aveva 24 quando insieme a Tommy Marino e altri ha promosso “Slums Dunk” (alterazione di “slam dunk”, termine tecnico del basket, in italiano “schiacciata”, dove “slam” viene sostituito da “slum”, che significa “baraccopoli”). Iniziato nell’estate del 2011 con un viaggio a Nairobi, Slums Dunk afferma che “lo sport è un linguaggio comune che chiunque può parlare, è uno strumento che unisce, che non conosce limiti. Il basket non è solo competizione ma anche uno strumento che può essere facilmente utilizzato per trasmettere cultura, valori e competenze”. In collaborazione con Karibu Afrika Kenya e altre ong in 4 anni Slums Dunk è diventato progetto di solidarietà, educazione, formazione e aggregazione per i ragazzi e le ragazze della baraccopoli di Mathare, con una scuola ed un vero e proprio campo di basket.

VI PREMIO SPACE BALON MUNDIAL ASD ONLUS, TORINO

Il premio, alla sesta edizione, va a Balon Mundial; organizzato a Torino dal 2007, è diventato il “mondiale” per migranti più partecipato d’Europa. Nel 2012 è stata costituita Balon Mundial Asd Onlus che opera per la promozione delle persone e delle identità culturali, utilizzando lo sport come strumento di aggregazione e partecipazione, oltre che come possibilità di formazione e inserimento lavorativo. Calcio, maschile e femminile, cricket e altri sport diffusi nel mondo. All’interno del progetto e del percorso che porterà Torino ad essere Capitale Europea dello Sport nel 2015, l’Asd Balon Mundial Onlus si occuperà di progetti sociali legati a tematiche sportive.

“…altri 18 di rimbalzo…”

cerimonia di consegna

26 gennaio 2015, ore 11.30

Palazzo Isimbardi, Sala degli Affreschi

Corso Monforte 35, Milano

a consegnare i Premi:

Gianni Mura, Milly Moratti

Gianni Di Domenico, Michele Papagna

Carto-fronteAltropalloneXVI
segreteria e ufficio stampa
Altropallone Asd Onlus
Sede Legale Via Angera 3, 20125 Milano
Sede Operativa Via F.Confalonieri 3, 20124 Milano
SportHello Via G.e C.Venini 34, 20127 Milano
Telefoni: (+39)0284259130-1
Fax: (+39)0267574324
cell.(+39)3317504073
www.altropallone.it www.altrimondiali.it

Il matatu ha fatto canestro! #SlumsDunk #Nairobi2014

DA NON PERDERE !!!
Alle 14.40 sul tg di Rai Sport 1 il servizio su #SlumsDunk e #nairobi2014

E sì, c’è un altro Mondiale che si sta giocando.

Non in Brasile, ma in Kenya a Nairobi, proprio dove il Matatu del 2010 ha continuato a viaggiare.

Ma la palla è da basket.

E bravi Bruno, Tommy, Luca, Francesco…

Per info, foto, racconti istantanei…

https://www.facebook.com/slumsdunk/timeline

#Slumsdunk

#Nairobi2014

@SlumsDunk

Black Stars. Nati sotto una stella nera. La squadra formata da migranti diventa un film

Complimenti agli amici della Liberi Nantes, vincitori del premio L’Altropallone

La storia del club composto dai ragazzi dei centri d’accoglienza ha ispirato “Black Star – Nati sotto una stella nera” del regista Francesco Castellani, in uscita il 10 ottobre. Il Liberi Nantes Football Club è anche iscritto al campionato di terza categoria fuori classifica.

Non tutte le storie di migrazione finiscono in tragedia come quella di Lampedusa. Fortunatamente c’è chi riesce a raggiungere le nostre sponde e a concedersi la possibilità di un futuro. È il caso dei ragazzi del Liberi Nantes Football Club, la squadra di calcio composta da migranti forzati, persone costrette a scappare dal proprio paese per sopravvivere a guerrepersecuzioni. Il filmBlack Star – Nati sotto una stella nera, in uscita il 10 ottobre, è liberamente ispirato alla loro storia, iniziata a Roma nel 2007, quando quattro giovani italiani decisero di coinvolgere nelle loro partite di calcio i ragazzi dei centri d’accoglienza, provenienti soprattutto dai paesi africani: Togo, Guinea, Costa d’Avorio, Somalia, dalla Nigeria, dal Senegal ed Etiopia. Ma anche dall’Afghanistan e dall’Iran. In un campo di periferia, nel quartiere di Pietralata, è nata l’idea di formare la Liberi Nantes Football Club, da cui poi è scaturita anche un’associazione sportiva.

“Ho prima girato una serie tv di 30 puntate sulla loro storia – ha raccontato Francesco Castellani, il regista del film – Frequentandoli, giocando qualche volta a pallone con loro, ho avuto modo di conoscerli bene e di capire le dinamiche e i sacrifici che c’erano dietro questo impegno. Ho compreso gli equilibri instabili e le paure che caratterizzavano una squadra formata da migranti: alcuni giocavano una settimana, un mese, e poi sparivano, altri avevano timore di essere ripresi per paura che qualcuno potesse fargli qualcosa”. Nel film, patrocinato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – Unchr, la squadra si trova ad affrontarepregiudizisoprusi: subisce infatti un’ordinanza di sgombero per le pressioni esercitate dal comitato di quartiere, dietro al quale si muove un imprenditore che vuole mettere le mani sul campo. Così i giovani decidono di occuparlo e di viverci barricati dentro.

“Fortunatamente nella realtà non è mai successo che cercassero di toglierci il campo – ha raccontato Daniela Conti, Presidente del Liberi Nantes Football Club – ma il film aveva bisogno di un espediente narrativo forte per mostrare le difficoltà di queste iniziative e i pregiudizi che ci sono ancora oggi nel nostro paese. Il campo ci è stato dato in concessione qualche anno fa dalla giunta Marrazzo che aveva prestato grande attenzione al progetto. In prima battuta la Regione iniziò anche i lavori per mettere a posto l’entrata. Poi subentrò la giunta Polverini da cui non abbiamo avuto nessun tipo di aiuto. Ultimamente, invece, siamo riusciti a riaprire un dialogo con la Regione”.

Il campo di Pietralata in cui si allenano questi ragazzi è stato ribattezzato ”25 aprile”, proprio per la forza evocativa di questa data. Lì la squadra ha costruito la propria “casa”, i magazzini dove custodiscono il materiale, le lavatrici per pulire le divise. “Per quel che riguarda il campo – ha continuato la Conti – abbiamo un unico problema: avrebbe bisogno manutenzione e investimentiper sistemarlo, ma purtroppo non ci sono soldi. Ciò non ci permette di poterlo utilizzare come vorremmo, cioè renderlo un centro sportivo non solo per migranti, ma per tutta la popolazione della zona. Purtroppo non abbiamo sponsor. Ogni anno facciamo una campagna di raccolta del materiale sportivo, soprattutto di scarpini in buone condizioni, per poi farli utilizzare ai ragazzi. Ci aiutano le associazioni della zona. Negli ultimi tempi siamo riusciti anche ad allargare le nostre attività. Abbiamo creato un nucleo di ‘touch rugby’, un tipo di rugby senza contatto fisico, a cui partecipano anche ragazze rifugiate. Poi abbiamo sviluppato anche il settore dell’escursionismo. Grazie ad alcuni volontari che fanno le guide turistiche, una volta al mese organizziamo per i ragazzi delle gite alla scoperta di Roma e delle zone limitrofe”.

A parte alcuni rifugiati che militano nella squadra dal 2007, il resto dei giocatori tende a cambiare ogni anno. Molti ragazzi trovano lavoro e quindi non hanno più tempo da dedicare al calcio, altri lasciano Roma per recarsi altrove. Di solito la formazione varia infatti in base ai flussi migratori. Per il resto la Liberi Nantes Football Club si regge sul lavoro gratuito dei volontari, tra cui gli allenatori e i preparatori. In questi anni la squadra ha avuto modo anche di iscriversi al campionato di terza categoria ma fuori classifica. “Qualche anno fa ci siamo informati per l’iscrizione al campionato di calcio ufficiale – ha concluso la Conti – ma le regole imponevano un numero limitato di ragazzi extracomunitari e documenti specifici, tra cui il permesso di soggiorno. Quindi era impossibile riuscire a iscriverli. Dobbiamo ringraziare il presidente della Federcalcio che ci permette di giocare il campionato di terza categoria ma fuori classifica, ovvero come se le nostre partite fossero delle amichevoli. Questo ha permesso ai ragazzi di incontrare altre squadre, di conoscere meglio la nostra realtà e di integrarsi. È stato un modo per spiegare agli altri chi fossero. Purtroppo nell’immaginario collettivo c’è ancora molto pregiudizio”.

Da “Il Fatto Quotidiano” di 6 ottobre 2013

 

 

Calcio d’Angola: Milan-Barça 20 febbraio 2013, 20:45 in diretta su Share Radio

Stefano Piazza e il grande Adriano Seu, in collaborazione con Altrimondiali, sono al lavoro su un progetto di fondamentale importanza: un sito e una web-radio dedicati allo sport dal “sud del mondo”, che avranno lo scopo di raccogliere fondi per creare piccole radio e giornali di comunità nelle township africane e nelle favelas sudamericane.

Ovviamente, visto che pallavolo cambogiana e cricket senegalese porterebbero pochi “contatti”, troveranno spazio anche la Serie A e la Champions League. Ecco perchè, mercoledì sera, in occasione di Milan-Barça, Share Radio ospiterà il “numero zero” più informale del mondo.

Parleremo di libri e di storie, più che di ripartenze e falli laterali, ma ci divertiremo (e guarderemo comunque la partita). Oltre al magnifico duo Piazza-Seu, molti amici saranno della partita, dallo studio di Baggio o al telefono, dai quattro angoli del globo: Natàlia Garcia Carbajo (corrispondente di Dared Radio), Paolo Maggioni (Caterpillar), Michele Papagna, dell’Altropallone, Tancredi Palmeri CNN), Bruno Pizzul (devo presentarlo?), Emilio Marrese (Repubblica), lo scrittore barcelonista Sandro Modeo e molti altri. Sarà anche l’occasione per lanciare le nostre “primarie del nome”, su Facebook: qual è il più adatto per questo progetto? Lo scrittore Massimiliano Zulli, alias Uomo Morde Cane, propone “Calcio d’Angola”: chiacchiereremo anche con lui, per deridere pubblicamente le prime proposte degli ascoltatori.

Venghino, siori, venghino.

su: Share_Radio.it

 

Saggio di cultura africana

In occasione della

Seconda Giornata di Azione Globale

contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati.

Domenica 16 dicembre 2012, dalle ore 18, al Cag Icaro

viale Abruzzi 11, a Crocetta di Cinisello Balsamo.

In programma canti e balli originari da varie parti del mondo, aperitivo multietnico e… tante altre sorprese!

Partecipano:

Hermann Siake, cantante e coreografo

Willy Chompi, cantastorie e scultore

entrambi camerunesi.

Partecipez-y en portant un morceau de votre culture à partager avec les autres!
Graditi indumenti tradizionali quanto più possibile.

Conoscersi meglio per rispettarsi di più!

Ingresso libero – Entrée gratuite – Free entrance

Organizzato da Altropallone Asd Onlus in collaborazione con Cag Icaro, Baobab Asd, Campi di Coesione e il Comune di Cinisello Balsamo
altropallone@altrimondiali.it – www.altrimondiali.it

Migrare per vivere! Fermiamo la strage!

18 dicembre 2012: Giornata d’azione globale

La prima giornata d’azione globale per i diritti dei e delle migranti, rifugiati, sfollati il 18 dicembre 2011 rappresentò una prima esperienza positiva verso la costruzione di un movimento globale dei e delle migranti e di chi li sostiene.
Più di 20 paesi hanno fatto diverse attività. Si è riusciti a trasformare la giornata in un luogo unitario nel quale hanno confluito tutte le iniziative che quotidianamente realizzano le reti e le organizzazioni che nel mondo difendono i diritti dei migranti. Ognuna col suo profilo, sensibilità e diversità.  Questo anno vogliamo ripetere l’esperienza insieme a chi la fece nel 2011 e a quelli che abbiamo conosciuto nel cammino.

Invitiamo tutte le organizzazioni e reti a che diventino promotrici della giornata d’azione globale.
Di seguito trovate l’appello MIGRARE PER VIVERE! FERMIAMO LA STRAGE! con il quale si convoca la giornata quest’anno.
Potete mandare la vostra adesione alla mail info@globalmigrantsaction.org

Migrare per vivere! Fermiamo la strage!
Oltre ad esigere la ratificazione o applicazione della Convenzione per i diritti dei lavoratori Migranti e le loro famiglie (firmata il 18 dicembre 1991), quest’anno consideriamo importante dare visibilità e denunciare collettivamente la tragedia che quotidianamente si consuma nelle frontiere. Ogni giorno migliaia e migliaia di migranti muoiono o scompaiono nel viaggio verso un futuro migliore.
Due situazioni tra le molte che esistono ci hanno portato a dare priorità a questo argomento. Da una parte la lotta che stanno facendo i familiari dei giovani tunisini che esigono agli stati italiano e tunisino e all’Unione Europea la verità sulle circostanze in cui sono morti o scomparsi i loro figli nel mare mediterraneo, uno dei mari più controllati del mondo.
Dall’altra la tenacia delle famiglie centroamericane che da anni organizzano la “carovana della dignità” lungo la frontiere alla ricerca dei loro cari scomparsi in transito per il Messico. Sono solo due esempi di una situazione che si ripete in tanti altri luoghi di frontiera.
L’obiettivo è che nuovamente il 18 dicembre 2012 si uniscano tutte le campagne che già si stanno realizzando nel mondo su questa tematica e che la giornata d’azione globale diventi ancora quello spazio unitario per far sentire con forza nel mondo intero un urlo di protesta che esiga verità e giustizia sui morti ed scomparsi migranti. Si tratta che ogni organizzazione realizzi nel proprio paese, regione o città un’iniziativa nella quale si denunci la tragedia dei morti ed scomparsi migranti. E che ognuno lo faccia con le proprie parole d’ordine e la propria sensibilità.
Ciò che accomunerà tutte queste iniziative sarà il logo della giornata che è possibile scaricare dal sito web. Lo scopo della giornata d’azione globale è poter contribuire a dare maggiore visibilità alle attività che quotidianamente già si fanno in difesa dei diritti dei migranti e favorire la costruzione di un movimento globale dei migranti e di chi li sostiene.
Il sito web de la giornata d’azione globale fungerà da vetrina di tutte le iniziative e campagne che già si stanno realizzando o si realizzeranno il 18 dicembre 2012 sulla tragedia dei morti ed scomparsi migranti.
Invitiamo, quindi tutte le organizzazioni ad inviare i link delle loro pagine web e i materiali che abbiano su questo argomento affinché siano pubblicati.
Una giornata di azione globale per i diritti dei migranti, rifugiati ed sfollati è possibile: il prossimo 18 dicembre 2012!

Fallimento? Il bene resta

Sto guidando l’auto, carica di bambini, nel centro di Nairobi ed ho, molto imprudentemente lasciato il finestrino aperto. Mi si avvicina una tipica persona di strada. Vestiti sdruciti e sporchi, alto, magrissimo, occhi arrossati, una smorfia che forse é un sorriso ma quasi privo di denti. Se non conoscessi le strade di Nairobi potrei dargli 50 anni, conoscendole penso che ne possa avere fra i venticinque e i trenta. E’ all’ultimo stadio della parabola discendente di una “vita di strada”. Gli stenti, la fame, lo sniffare la colla e la benzina, le infezioni, le discriminazioni e il disprezzo, le malattie di tutti i generi fanno si che a un certo punto la persona non reagisca più, si lasci morire. Penso che ormai avrà qualche mese di vita, e il recupero é quasi impossibile. Solo le suore di Madre Teresa accettano una persona ridotta cosi, e possono aiutarla a vivere gli ultimi giorni con solidarietà e affetto. L’uomo si appoggia al finestrino dell’auto, ferma a un semaforo. Sorride ancora, si, é proprio un sorriso, mi fissa con quegli occhi malati. La gente ben vestita continua a passare sul marciapiede, frettolosa. Sono impiegati, funzionari governativi, gente che fa ha fatto le ultime spese prima che i negozi chiudano. L’uomo continua a fissarmi. “Non mi riconosci?” No, non lo riconosco. Scavo nella memoria ma non ritrovo un volto che possa assomigliare a questo volto devastato. “Sono Lwanga, non ti ricordi?”
Mi si stringe il cuore. Lwanga era un ragazzo di strada di non ancora 10 anni quando insieme ad Andrew nel 1992 incominciammo ad avvicinare un gruppo che stazionava nel mercato di Riruta Satellite. Mi aveva colpito perché Lwanga é il nome di un altro dei Martiri d’Uganda, come Kizito, e i nostri nomi erano stati un buon aggancio quando lui mi si era avvicinato per chiedere da mangiare. Lwanga era diventato un entusiasta giocatore degli Yassets, la squadra di calcio organizzata da Andrew e si era trasformato in un adolescente allegro e aperto. Da qualche parte devo avere ancora una foto fatta durante gli allenamenti nel campetto della scuola di Riruta, con Andrew esultante perché la sua squadra ha vinto, e Lwanga, come al solito, gli é vicino. Non gli pareva vero di aver trovato un adulto che si interessasse di lui, lo proteggesse. Poi Andrew, poco prima di morire in un incidente d’auto nel novembre del 1997, lo rimise in contatto con la famiglia, e lo aveva sistemato nella casa di una zia, iscrivendolo anche ad una scuola di meccanici per auto. Ricordo la trepidazione con cui Andrew aveva seguito la crescita di Lwanga.
Poi, dopo la morte di Andrew, lo avevamo perso di vista. Lo rivedo solo oggi, stritolato dalla vita. Gli chiedo di venirmi a trovare a Kivuli, ma temo che non lo rivedrò. Il ragazzino che stimolato da Andrew aveva re-imparato a guardare alla vita con fiducia non c’è più. Anche lui lo sa. Mi dice che verrà, ma si capisce che non ci crede. Ormai non si aspetta più niente.
Nairobi e’ una macchina che stritola i più deboli. Chi non é forte dentro, viene distrutto. Come sempre, quando una persona come Lwanga fallisce ti fa riflettere sulla ragione del fallimento e sull’efficacia e significato del nostro impegno a fianco delle persone di strada. Andrew ha dato a Lwanga protezione e affetto, lo ha rimesso in contatto con la famiglia dedicandogli innumerevoli visite, gli ha trovato la scuola, ha dovuto convincere gli insegnanti a accettarlo nella loro classe… E tutto questo per cosa?
Per motivarci possiamo pensare alle tante persone che sono passate nelle nostre case e adesso sono giovani adulti normalmente integrati e normalmente felici, per lo meno come si può essere felici in questo mondo, per convincerci che il nostro lavoro non é stato comunque inutile.
Ma una persona ridotta come Lwanga é una sconfitta bruciante. Eppure, pensando a lui e a qualcun altro come lui, non mi pento di aver sprecato tempo, fatiche e risorse perché qualcuno di Koinonia potesse restargli vicino. Il bene resta. E’ eterno. I momenti di felicità che Andrew ha saputo donare a Lwanga, anche fossero gli unici della sua vita, saranno per sempre, oltre la morte, sia in Lwanga che in Andrew. Dobbiamo cercare di fare bene il bene, ma anche se facciamo qualche sbaglio, il bene resta.

Padre Kizito Renato Sesana kizito.blogsite.org
Missionario Comboniano, giornalista, promotore di innumerevoli progetti di solidarietà in Zambia, Kenya, Sudan. In questi paesi ha iniziato Koinonia Community, impegnata in favore della pace e della giustizia, con particolare attenzione ai giovani e bambini di strada. In Kenya ha fondato nel ’89 New People, rivista dei comboniani per tutta l’Africa anglofona, nel ’95 NewsFromAfrica primo bollettino internet di informazioni, nel 2003 Radio Waumini radio cattolica nazionale. Negli anni ’90 ha portato alla ribalta internazionale la resistenza del popolo Nuba del Sudan. Ha scritto numerosi libri e articoli sull’Africa e l’impegno dei missionari al servizio di giustizia e pace. Fa parte del Comitato etico Consumietici.it e della Giuria del Premio l’Altropallone

Il Matatu alle falde del Kilimangiaro. Grazie Licia, bravo Emiliano.

Il pallone… che unisce i popoli. Accade nel corso di Altrimondiali, dove un gruppo di ragazzi italiani e keniani ha percorso, a bordo di un pulmino, 15.000 chilometri ed attraversato 9 Paesi africani ed è riuscito a far incontrare attraverso il gioco del calcio, persone di ogni etnia superando dissidi e pregiudizi. Emiliano Corbetta dell’associazione Altropallone Onlus in studio per raccontare questa esperienza.

Per chi non l’avesse vista, questo il link dell’intervento Altrimondiali: video: il Matatu alle falde del Kilimangiaro, 26-2-12

Bravo Emiliano, grazie a Licia Colò e a tutta la trasmissione. Grazie a Antonella, Davide e Luca, di Guna..