Il Matatu riparte da Capo

di Sara Ferrari
16 luglio 2010

Da Cape Town il Matatu prende la via di Johannesburg dove arriva la mattina della finale del Mondiale.

Ed è tempo di tornare verso Nairobi per i nostri Matatari. La mattina di venerdì 9 luglio si riparte cosi dalla punta dell’Africa situata fra la Table Montain e i due Oceani. Il Matatu-mezzo di trasporto ha avuto qualche giorno di tregua dal meccanico, per i necessari controlli prima di compiere altrettanti chilometri verso il Kenya. I Matatari hanno impegnato la tappa di Cape Town lavorando per spedire diversi video del viaggio compiuto.

Si riparte, fino a Johannesburg il Matatu avrà a bordo la sottoscritta e Stefano Piazza, giornalista pronto a varcare i cancelli del Soccer City, lo stadio che ospiterà la finalissima di un Mondiale che ha lasciato tantissimi con l’amaro in bocca per l’uscita del Ghana ai rigori, dopo l’esibizione pallavolistica del difensore uruguaiano. Anche il nostro Hilary sul Matatu ci è rimasto molto male. Per la partita delle Black Stars si era fornito di maglietta della Nazionale Ghanese. Ma così è il calcio, errori e furbizie umane fanno parte del gioco, e c’è chi, come vedete dalla foto scattata davanti al Soccer City, ha pensato di fare della sfortunata partita un’opera d’arte commemorativa.

Da Cape Town a Jo’burg sono più o meno sui 1400 chilometri. Appena usciti dalla città abbiamo subito un assaggio del panorama che ci accompagnerà per due giorni, su per la N1, attraverso il paco Nazionale del Karoo. Tutto è verde, desertico, un po’ secco, colorato dalla luce sudafricana che a seconda delle ore del giorno regala sfumature diverse. Qualche fattoria qua e là, qualche stazione di servizio, qualche luogo dove rifocillarsi di hamburger o fish and chip (spesso mi son chiesta quale sia la “tipica” cucina sudafricana, sulla strada si trovano le solite catene di fast-food di cui Cape Town è piena).

Prima tappa per la notte la sera del venerdì, a Beaufort West. L’albergo ricorda i peggiori film alla Psycho, quelli dove la gente si ferma a dormire perché per centinaia di chilometri prima e dopo non c’è luogo abitato dove sostare.  “Questa parte di Sudafrica ricorda il Montana” commenta Francesco, “non che ci sia mai stato nel Montana ma credo sia così”. E’ vero, il commento unanime è  su come questa parte di Africa ricordi la provincia americana, dove appunto nessuno di noi è mai stato ma così la si è sempre vista nei film. Del resto sembra che qui il Mondiale di calcio non sia mai arrivato, nella televisione dell’ albergo si proietta il rugby, solo qualche bandiera appesa malinconicamente nella sala da pranzo dice che forse si, siamo in Sudafrica nell’anno del Mondiale 2010.

Guardando la piantina la strada percorsa il primo giorno sembra pochissima, in confronto a quella che resta da fare verso Jo’burg. Si decide così di ripartire la mattina dopo all’alba.

Sveglia alle 5.30. Assonnati tutti a bordo. Qualche ora di tragitto e si trova un posto per la colazione e i rifornimenti. “Facce da Karoo” è il titolo di un libro fotografico esposto nel ristoro dove ci si ciba, gente che vive nel deserto sudafricano; vien da pensare quanta differenza con Cape Town, quanto grande è il Sudafrica e, ci si chiede, se e chi abiti oltre le distese immense che si vedono a perdita d’occhio percorrendo la N1.

Dopo altre svariate centinaia di chilometri si pensa di sostare ma non c’è niente. A un certo punto un’oasi, dove sul piazzale sventolano fra le varie le bandiere di Juventus e Milan, ennesimo esempio di globalizzazione del calcio. Ci si ferma, ordiniamo gli immancabili Fish and Chips e Hamburger e ci impegniamo a leggere le scritte che gli avventori son tenuti a lasciare sui muri del luogo. “Altrimondiali è stato qui”, scrive Emiliano vicino a un disegno dell’Italia (con indicato Casarano, provincia di Bari) che un italiano ha pensato bene  di tracciare sul soffitto del luogo, con l’aggiunta “Cassano in Nazionale”.

Si riparte e dopo qualche ora ancora bisogna pensare dove trovare da dormire. Cittadina di  Kroonstad, forse ultimo luogo abitato prima di Johannesburg. Dopo aver cercato fra diverse Guest House fuori città troviamo l’albergo Shalom House in “centro”. “Da Shalom House siam partiti e a Shalom dormiamo” commenta Dominic. Per chi non lo sapesse Shalom House è uno dei luoghi di Koinonia a Nairobi.  

L’albergo sembra un po’ in dismissione, peccato, in passato doveva aver avuto i suoi momenti di gloria a giudicare dalla bella sala da pranzo chiusa. Andiamo a cena mentre gli schermi tv  proiettano la “finale inutile”, quella per il terzo e quarto posto fra Germania e Uruguay (che non avrebbe dovuto essere lì, personalmente sono una strenua sostenitrice del Ghana).

La mattina dopo possiamo dormire un pochino in più, Jo’burg non appare più così lontana sulla piantina.

Ed eccoci quasi senza accorgersene l’11 luglio mattina davanti al Soccer City dove si giocherà la finale, dove Mandela apparirà la sera a ricordare la speranza che il Mondiale unisca i sudafricani, dove gli olandesi in arancione festeggiano cantando (meglio appunto portarsi sempre avanti nei festeggiamenti…), dove il Matatu parcheggia temporaneamente a simbolizzare come il calcio non sia solo quello ufficiale, pronto a giocarsi davanti ai teleschermi del Mondo, da questo stadio colorato raggiunto attraverso il deserto, a Johannesburg, Sudafrica, anno 2010.

alcune foto da Johannesburg: CLICCATECI SOPRA per ingrandirle:


Comments are closed.