Ciao Ciao Bafana Bafana. Goodbye Azzurri

di Sara Ferrari
25 giugno 2010

Sudafrica ed Italia fuori dai giochi

In un tiepido pomeriggio d’inizio inverno sudafricano l’Italia esce dal gioco del Mondiale.

Vuoi la sfortuna, vuoi l’apparente scarsa motivazione ritrovata nell’ultimo quarto d’ora contro la Slovacchia, vuoi colpa dell’allenatore o dell’arbitro (nella ricerca di un capro espiatorio, attività sempre di moda nel Bel Paese) vuoi che nel calcio il più debole sulla carta spesso sorprende, vuoi una serie imponderabile di casualità che fanno del calcio il gioco più bello del mondo, restano i fatti: gli ex-campioni del mondo per la prima volta dal 1974 non sono agli ottavi di finale. E per la prima volta nella storia non va agli ottavi nemmeno la Nazionale del Paese ospitante.

Alla fine l’ultima partita è sempre quella che conta e resta impressa nelle memorie collettive, per gli Azzurri la Slovacchia, per i Bafana, due pomeriggi prima, la Francia. Sembra quasi troppo semplice vederla come la storia di Davide contro Golia, ma è realtà, il più debole sulla carta, in entrambi i casi, ha vinto. Ai sudafricani resta l’orgoglio d’ aver battuto una Francia allo sbando, i tifosi erano comunque in festa, tanti ci hanno creduto fino al perfido gol dei Bleur e altri ci hanno creduto anche dopo, fino ai minuti di recupero; sembrava possibile qualificarsi, l’Uruguay stava anche vincendo contro il Messico.

E in quei momenti, in un Fan Park con cinquemila persone radunate intorno ad un maxischermo, si è pensato che si il futuro della Nazione Arcobaleno sarà fatto di bianchi, neri, colorati, gialli, rossi e verdi che s’abbracciano, cantano l’inno nazionale commuovendosi, suonando ininterrottamente le vuvuzelas e facendo a gara fra chi ci mette più fiato. Non male per una Nazione che combatte contro i fantasmi e le reali contraddizioni lasciate in eredità dall’apartheid. Potere dello sport, potere dell’emotività collettiva che il calcio sa scatenare.

Dopo la partita la festa è continuata, fa niente si è fuori dal Mondiale che si ospita ma si è battuta la Francia, cercando di vedere sempre il lato positivo delle cose, il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto. Del resto è solo un gioco, anche se pur metafora della vita. Peccato, sarebbe stato bello, sarebbe stato interessante seguire i Bafana Bafana, magari vederli in finale. Cosa sarebbe potuto succedere se avessero vinto questo mondiale in Africa? Sognare era possibile, ora no si è fuori dai giochi, ma resta uno smisurato orgoglio nell’aver vinto contro chi quattro anni fa era in finale contro l’Italia.

Un’Italia deludente, ex campioni del mondo che han mostrato grinta solo negli ultimi venti minuti dell’esperienza sudafricana. La sfortuna ci ha messo del suo contro la Slovacchia ma si doveva vincere prima, contro il Paraguay e la Nuova Zelanda, come ci si aspetta dai campioni, contro squadre sulla carta “facili”. Il bello del pallone è anche questo. Qualche tifoso italiano arrabbiato, nel pomeriggio arancione di Cape Town: l’Olanda ha infatti giocato contro il Camerun nella partita serale, al Green Point Stadium, e quello si è stato uno spettacolo: l’occhio invaso di arancione, una processione carnevalesca di tifosi dai Paesi Bassi durata quaranta minuti, tantissimi, cinquantamila si dice, sembra di essere in una città colonizzata dagli Orange, la Storia che torna, viene da pensare. Nel mezzo pochissimi tifosi con i colori del Camerun, siamo in Africa, alla fine dell’Africa e gli olandesi che stanno andando allo stadio sono troppe volte i camerunensi. Metafora del colonialismo, viene ancora da pensare. Olandesi che gioivano ai goal della Slovacchia, si tifa il più debole sulla carta, spesso e con più gusto.

E l’Italia così torna a casa, fra Cannavaro che consola i giovani compagni di squadra, Buffon incredulo e Lippi che corre negli spogliatoi, del resto che dovrebbe fare, un allenatore che sa, prima dell’inizio dei giochi, che sarà comunque vada sostituito? Una Nazionale forse metafora di un’Italia stanca, senza grinta, arrogante e un po’ furbetta, che cerca di campare sulle glorie e gli onori del passato senza capire che il merito di quegli onori bisogna riconquistarselo giorno per giorno, partita dopo partita.

Non resta che tifare Ghana, come nel 2006 quando l’Italia nel pieno di Calciopoli all’inizio dei giochi di Germania, affrontò le Stelle Nere d’Africa. E allora tanti italiani tifarono Ghana, l’Italia non merita il nostro tifo si disse, salvo poi dimenticarsene e cambiare idea quando gli Azzurri iniziarono a vincere. Poca memoria e coerenza nell’Italia degli anni 2000.  E in Sudafrica il Ghana ha ora il compito di tenere alti gli onori africani. Anche i Leoni Indomabili han perso contro gli olandesi, restava l’onore da difendere dei vecchi leoni, erano altresì non qualificati, nella serata arancione di Cape Town.

E resta sì un’Italia che vola a casa, almeno in buona compagnia, quella dei Galletti francesi; resta Davide che ha battuto Golia.

Buona estate Azzurri! Buon inverno Bafana Bafana!


3 Commenti a “Ciao Ciao Bafana Bafana. Goodbye Azzurri”

  1. max scrive:

    purtroppo concordo pienamente, l’Italia del pallone rispecchia il paese, vecchio, lento, confuso e molto ancorato alle glorie trascorse. Ricordiamoci che la festa dei mondiali è ancora in corso, non sono finiti con l’eliminazione dell’Italia.

  2. davide bacca scrive:

    Salve a tutti, dopo la clamorosa e giustissima eliminazione della nostra nazionale ,dopo i torti arbitrali ai danni della ” simpatica” england e del “triste” mexico ai danni dello spettacolo ,dopo il bellissimimo tour MATATU , propongo il noto sorridente e amico Michele P al posto di quel arruffone di blatter. sarebbe cosa buona e giusta per un calcio sincero e solidale !!!

  3. Gianni scrive:

    Col terrore nelle gambe: caro Michele, avevi proprio ragione.
    L’Italia-squadra aveva una paura fottuta… se l’è portata dietro dall’Italia-paese.
    E non solo nelle gambe: nella testa e nel cuore.
    Solo negli ultimi 20 minuti hanno reagito: troppo tardi.
    Il calcio è lo specchio della ns.società: l’Italia finirà nella m…. sopra il collo e solo dopo se ne accorgerà, ma sarà troppo tardi.
    altro che dimissioni di Abete: questi si nominano ministri per non farsi giudicare e la gente ingoia tutto.
    mala tempora currunt